Archiv für Januar 2010

Una azione di mail

Cristian P. è in carcere preventivo nella prigione di Moabit a Berlino dal 1 maggio 2009. E‘ stato accusato di aver lanciato 17 bottiglie in direzione della polizia. In prima istanza è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di carcere.La procedura regolare del processo non è stata rispettata cosicchè il processo come il giudizio sono stati un enorme farsa. La verità è che la giustizia cerca di terrorizzare le persone che lottano con ogni metodo possibile. La responsabile di questo clima di terrore nel sistema giudiziario nonchè delle carceri è attualmente Gisela von der Aue. E‘ per questa ragione che ci siamo presi la libertà di mandarle questa cartolina e ricordarle le sue proprie leggi. Per favore inviatele questo testo via mail o per lettera affinchè lei e i suoi complici ricordino sempre il dolore che hanno procurato. Gisela dovrebbe essere contenta di ricevere questa cartolina e non una scatola di cioccolatini fatti con merda di cane, come le era capitato in maggio 2009. Il processo di Cristian in seconda istanza inizierà il 30 marzo quindi vi preghiamo di stare attenti alla mobilitazione e alle azioni proposte.

Da mandare a poststelle@senjust.berlin.de

Signora Von der Aue,

Essendo Lei Senatrice della giustizia e quindi responsabile dell‘ organizazione e delle regole all‘ interno delle carceri di Berlino dobbiamo farvi sapere che la situazione del Signor Cristian Picchione, attualmente incarcerato nel carcere di Moabit, è più che insopportabile.

Come prima cosa dobbiamo farvi notare che il Signor Picchione si trova da più di otto mesi in carcere preventivo e che il tempo massimo è normalmente di 6 mesi. Inoltre dobbiamo farvi notare che lui possiede una residenza fissa a Berlino e un lavoro fisso, quindi nel suo caso non vi è nessun rischio di fuga o altri rischi, ragioni per le quali vige il carcere preventivo.

Anche se Lei ultimamente ha protetto il sistema giudiziario berlinese dicendo che i casi politici sono trattati dalla giustizia con la stessa severità che gli altri casi, noi dobbiamo farvi notare i fatti seguenti:

Durante il processo del Signor Picchione il suo diritto ad avere un processo aperto gli è stato tolto. Visto che dei poliziotti della stessa unità dei testimoni hanno continuamente preso la maggior parte dei posti seduti nella sala per il pubblico. In questo modo non è stato possibile per la famiglia del signor Picchione, venuta specialmente dall‘ Italia, seguire il processo. Inoltre dei poliziotti armati erano anche presenti nella sala per il pubblico, la loro presenza era inspiegabile perchè il giudice non l‘ aveva ordinata. Le loro armi hanno naturalmente impaurito il pubblico.

In più il signor Picchione ha avuto in carcere problemi di salute e le sue analisi sono arrivate solo dopo tre mesi.

Vorremmo anche ricordale che questo caso riguarda una persona incarcerata e che quindi è un caso che deve avere la prorita su gli altri e che deve essere svolto al più presto. Dobbiamo quindi dirvi che sarebbe stato possible iniziare il processo in seconda instanza già dal 15 gennaio 2010. Ma questo non è stato fatto dato che il pubblico ministero non è stato capace di inviare i fascicoli all‘avvocato prima di questa data.

Facendo quindi il bilancio possiamo notare che il Signor Picchione non ha potuto usufluire del suo diritto di misure più indulgenti del carcere preventivo, del suo diritto ad un processo pubblico, del suo diritto di una cura medica adeguata in carcere come del suo diritto ad uno svolgimento rapido del processo.

Quindi protestiamo con forza contro la situazione di incarcerazione del Signor Picchione e vogliamo la sua liberazione immediata!!!

Post / email aktion !!

Gisela von der Aue
Senatsverwaltung für Justiz Berlin
Salzburger Straße 21-25
10825 Berlin
mail: poststelle@senjust.berlin.de

Sehr geehrte Frau Von der Aue,

sie stehen als Justiz-Senatorin der Senatsverwaltung für Justiz vor, welche auch die Aufsicht über die Justizvollzugsanstalten, Vollzugsrecht, Vollzugsgestaltung hat. Aus diesem Grunde möchten wir ihnen hiermit mitteilen, dass die Situation des in Berlin inhaftierten Herrn Christian Picchione mehr als unerträglich ist.

Insbesondere sitzt er seit mehr als acht Monaten in Untersuchungshaft, obwohl die gesetzliche Haftzeit für die Untersuchungshaft sechs Monate beträgt. Er hat zudem einen festen Wohnsitz und einen festen Arbeitsplatz in Berlin. Eine Fluchtgefahr oder andere Haftgründe sind nicht ersichtlich.

Auch wenn Sie in letzter Zeit die Berliner Justiz gegen den Vorwurf in Schutz genommen haben, politische Fälle würden aufgrund öffentlichen Drucks übermäßig hart verfolgt, möchten wir Ihnen kurz einige Umstände förmlich mitteilen.

Während des Prozesses wurde Herrn Picchione das Recht auf Öffentlichkeit genommen, da Polizeibeamte der gleichen Einheit wie die der Zeugen, ständig und planmäßig alle Zuschauerplätze im Gerichtsaal besetzten. Auf diese Weise wurde auch verhindert, dass die Familie – die extra aus Italien kam – den Prozess beobachten konnte. Außerdem waren bewaffnete Polizeibeamte, deren Anwesenheit nicht von der Richterin angeordnet wurde, während des Prozesses in dem Zuschauerraum anwesend. Ihre Waffen haben die Zuschauer eingeschüchtert.

Außerdem hat Herr Picchione im Gefängnis gesundheitliche Probleme gehabt, doch die Ergebnisse einer ärztlichen Untersuchung wurden ihm erst drei Monate später mitgeteilt.

Wir möchten Sie noch an den Umstand erinnern, dass es sich um eine Haftsache handelt und diese deswegen schnell zu erledigen ist. Obwohl es schon am 15.1.2010 möglich gewesen wäre die Berufungsverhandlung durchzuführen, wurde das nicht gemacht. Die Staatsanwaltschaft ist noch nicht in der Lage gewesen die Akte der Anwältin zu schicken, damit sie die Verteidigung ihres Mandanten vorbereiten kann.

Wir können bilanzieren, dass Herrn Cristian Picchione das Recht auf milderen Maßnahmen anstatt die Untersuchungshaft sowie das Recht auf Öffentlichkeit, das Recht auf eine gute medizinische Versorgung im Gefängnis sowie ein beschleunigtes Verfahren (weil es um eine Haftsache handelt) verwehrt worden sind.

Wir protestieren gegen diese Haftumstände und fordern die sofortige Freilassung von Herrn Cristian Picchione aus der Untersuchungshaft.